La dittatura della felicità

Nel tempo in cui viviamo è proibito essere infelici. In misura diametralmente opposta all’antico divieto cattolico ad essere felici – forse un suo specchio – e al culto della mortificazione, ci ritroviamo nell’incredibile impedimento del suo opposto. Bersagliati da messaggi che ci imporrebbero di apparire sprizzanti di gioia, easy, funny, beauty, ci crolla il mondo addosso quando un pensiero triste ci sfiora appena. In quel momento, vergognandoci di ciò che proviamo, ci chiediamo angosciati: “Dove ho sbagliato, nella mia vita?” Ovviamente la risposta non c’è. Perché la vita non è uno spot, una bugia, una rappresentazione, una favola. In realtà non sappiamo nemmeno cosa sia, anche se non potremo mai fare a meno di chiedercelo. Per fortuna. Ma come sarebbe bello se riuscissimo, almeno una volta, a recidere e oltrepassare il grande schermo dove sono proiettati tutti i nostri sogni, le falsità, l’effimero armamentario necessario a sopravvivere in questo mondo obbligatoriamente felice, per fare un tuffo nel profondo di noi stessi e sentirci, nel bene e nel male, che sia gioia o dolore, costi quel che costi, finalmente, vivi.

Torto

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6 risposte a La dittatura della felicità

  1. Rolando ha detto:

    eh sì, hai inquadrato il punto: devi essere ricco, bello e felice, magari fischiettando un allegro motivetto!
    In posa per una bella fotografia!!! SMILE!!!

  2. Teresa ha detto:

    ‎”Eravamo così impegnati a cercare la felicità che ci dimenticammo la nostra libertà” Persepolis

  3. Marco P. (not a Melissa P. brother ) -- ArCaN0 ha detto:

    Come sempre in quadrato appieno il problema, mi hai fatto pensare a quegli album su F.B. dove si impone che se sei andato a ballare DEVI aver fatto almeno 20 foto dove brindi sorridente, non perchè ti sei divertito davvero o meno, ma per poter FAR VEDERE che ti sei divertito..!!! Gran bel concetto! Ottima la citazione da Persepolis!!!
    Avanti così!
    IN TORTO WE TRUST!

  4. Patrizia ha detto:

    Nel tempo in cui viviamo è giustamente proibito non essere, dobbiamo prendere una posizione anche cambiarla se crediamo. Nel tempo in cui viviamo quasi tutti hanno capito che i media sono manovrati pr accedere ai nostri pensieri ed incanalarli quindi, meno media, più lettura, ricerca, curiosità,parola.Dove ho sbagliato nella mia vita? . Non impota. Quando ci si rende conto che gli sbagli sono crescita, non sono poi così male ma normali, dobbiamo perdonare noi stessi ma soprattutto l’altro.Vita è aprire gli occhi la mattina, guardare un cielo stellato, osservare la gente, accarezzare un cane, ascoltare l’acqua e le piante che crescono. Non è un mondo obbligatoriamente felice. La felicitàsono attimi, il resto è vivere

  5. Fabrizio ha detto:

    il punto non è tanto che il mondo ci chiede di essere per forza felici, il punto è che noi crediamo che per essere felici non bisogna poter star male. l’essere tristi o lo star male è un passo decisivo e fondamentale per riuscire a capire cosa ci rende davvero felici, abbiamo paura di star male ecco la verità. Poi però ci sono persone che davanti alla loro sofferenza non la vivono come una sofferenza da poter superare ma come una condanna ad uno stato di impotenza su se stessi e finisco per vivere in una depressione mentale cancellando la loro capacità di essere cmq positivi e che anche nelle fasi nere della vita c’è sempre un motivo per sorridere e sempre un aspetto positivo della vicenda

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