Selfie di parole

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Odore di sole e sterpi bruciati, attorno al suono sottile di una farfalla che atterra sulla camomilla, fiorita fra le pietre calde levigate dalla pioggia e dai miei passi.Vento ti muovi invisibile fino agli alberi, dove finalmente ti vedo ballare sui rami e le foglie, quando annunci la risacca dei tempi e i cambiamenti che lasciano tutto com’era e com’è. Sono solo terra, io, terra e ritorno di ombre e di passi, sangue identico a sangue che fluisce da sempre, ossa che si sgretolano e rinascono: alberi che piantano alberi. Sono mare trascorso, acqua del rimorso, formica che muore e ritorna con un nome e un volto diverso, sullo stesso sentiero bucato da case che affondano in fori nel terreno rosso. Adesso vi ascolto cantare e verrei volentieri con voi alle terre più calde in autunno, se non fossi costretto a restare, gallo con inutili ali, con le zampe per terra e la piccola testa che mi lascia, soltanto, beccare.

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Versi e visioni di rivolta metropolitana
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