Stupende macerie

Gli spazi vuoti di Homs sono pieni delle nostre più profonde paure. Disabitata città dove solo l’orrore mantiene i nervi saldi e il governo degli accadimenti, scorre silenziosa e immobile, prigioniera, ancora, dell’occhio robotico del drone. E c’è un’innegabile e inammissibile bellezza in questo sanguinoso spettacolo: l’istintiva, animalesca fierezza degli umani davanti alla constatazione del proprio enorme potere nei confronti del mondo e delle cose, quel dominio che solo il nostro arbitrio può decidere in che forma e direzione scatenare. Siamo in quanto distruggiamo, affermiamo la nostra esistenza nella capacità di distruggere in un tempo ristretto ciò che in generazioni, secoli ed ere abbiamo faticosamente costruito. Belle le meraviglie del mondo, bellissime le sue macerie. I frammenti di calce e tufo, di cemento e pietra, di automobili e minareti, azzerano le distanze del tempo, le differenze fra le epoche segnate dalle forme architettoniche e tecniche, riportando la città, il mondo e il giorno a un’unica data, quella della sua definitiva distruzione. Un infinito oggi di detriti che possa raccontare ad altre forme di vita terrestre il nostro passaggio e la nostra superiorità: una straordinaria, unica capacità di autoannientamento, nella massima libertà di scelta.

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Versi e visioni di rivolta metropolitana
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