Denti spaccati

Ho spaccato le parole con un martello, per darle una forma che possa almeno lontanamente somigliare a me stesso. Le parole scheggiate e tritate, spaccate e inalate mentre cerco il punto preciso di rottura, le parole che ho detto pentendomi subito dopo sono roccia, mi ci aggrappo con mani che sanguinano e lo faranno ancora, sempre. Le parole che cerco sono in fondo, troppo in fondo per non farmi del male, troppo vere per non gridarle con l’unica voce che ho, quando vengono fuori da sole e non potrai chiudere il foro con un tappo, non potrai fermarle né fermarti in tempo, perché quello che è detto è già un fatto. E resta per sempre così. Le parole rimaste lontane e in attesa di me le ho capite più tardi, mentre perdevano senso e sparivano via come piccole e innocue nuvole grigie, come innocui pensieri che rendono il viaggio ogni tanto migliore. I pensieri che penso li vedi nei gesti che faccio, accompagno le vocali ruotando il polso e la mano, le dita, muovendo dall’interno all’esterno, all’esterno di un mondo che spesso mi vede lontano e perplesso e continuo a spaccare le pietre mentre sudo e le spalle si gonfiano di inutile forza e bellissima vita che consumo. Le parole sentite allora, quando mani di dolce e infinito amore di madre mi sciolsero il male. Quelle mani le sento tuttora se guardo lontano lontano, non vedo ma so che restano lì, come l’odio e l’amore più vero, sotto questo caldissimo cielo e tantissima luce di oro che a volte ci opprime.

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Versi e visioni di rivolta metropolitana
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