Noi che non cadiamo in piedi

Non ci sono più parole per dirvi quanto ci fate schifo. Né alibi alla vostra presunzione. Siete i degni eredi di tutte le classi dirigenti italiane, parassitarie, arroganti, incompetenti, inconcludenti. Ministri e manager di grandi aziende, massoni e presidenti, direttori generali e medici primari di nomina politica, alti comandi militari con la divisa splendente e la voce grossa, piccoli burocrati rozzi e corrotti, avidi imprenditori senza scrupoli: cadete sempre in piedi. Il tempo passa, la gente cambia, ma voi sempre lì, inavvicinabili sacerdoti di un potere che si riproduce, identico, odioso, ineluttabile. E mentre i lavoratori annaspano, i disoccupati emigrano, i pensionati digiunano, i giovani invecchiano e gli indebitati si impiccano, venite a farci la morale. Che coraggio. Altro che uccidervi bisogna. Non è da noi. Piuttosto, vi condanniamo alla pena peggiore, la più insopportabile e dolorosa per mani lisce come le vostre: in nome del popolo italiano vi condanniamo a lavorare. A guadagnare mille euro al mese, a fare il pieno di benzina a due euro al litro, a diluire i debiti con Equitalia un euro al giorno, a cancellare gratis qualsiasi ipotesi di futuro. In nome del popolo italiano vi condanniamo a risarcirci del tempo rubato, del coraggio sprecato, del talento umiliato, dell’avvenire fottuto. In nome del popolo italiano, in nome di tutte le opportunità tradite, vi condanniamo a sopravvivere quaggiù, in questa barca senza timoniere nella tempesta, alla mercé di pezzi di merda come voi.

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Versi e visioni di rivolta metropolitana
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5 risposte a Noi che non cadiamo in piedi

  1. polloepollo spaccano ha detto:

    sante parole

  2. nonvogliomicalaluna ha detto:

    Quoto! Parola per parola!

  3. Diego ha detto:

    Ucciderli no, non è da noi.
    E ormai, per fortuna, l’allarme terroristico e/o pseudo anarco-insurrezionalista non è che l’ennesimo dirottamento, della (vera contro) informazione, che riemerge di tanto in tanto come estremo escamotage di soccorso, quando le balle ordinarie sembrano insufficienti a confondere, imbrogliare o imbrigliare l’opinione pubblica. Però una bella carica di ceffoni, alla maniera del bud spencer anni ’70, oppure una sonora scazzottata, forse sarebbero opportune, se non altro liberatorie. Questo pezzo è eccezionale, Torto. E leggo con immenso piacere anche tutte le altre storie che hai pubblicato, con vena poetica da vero e autentico narratore sincero, rammaricandomi di aver scoperto solo oggi il tuo blog. Un abbraccio libero e scanzonato, Diego R.

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