Madonna nera

Mamma Africa, madida di sudore ai bordi della statale, il cuore infranto e abbandonato, sotto il baobab, nel villaggio lontano. Centinaia di mani ti toccano, stringono e strapazzano, succhiano l’acqua del tuo corpo e ne fanno un deserto. Sorella Africa, sfruttata fino all’annientamento, bellissima creatura trafitta da spilli, bambola di pezza nelle mani di orchi banali. Negritudo, madre di tutti, Africa nera di sole e di fame, sempre in catene, principessa di luce rinchiusa nel buio del mondo. Pantera dal passo agile ed elegante, dai muscoli lunghi e perfetti, insultata per strada da scimmiette spelacchiate e gorilla impazziti. Dispersa e sradicata, tradotta in ceppi e spedita lontano, dalla giungla verde a quella catrame, schiava del cotone o del sesso è lo stesso. Tu non dici nulla, come se non fossi qui, serafica, saggia e quieta disperazione della Terra. Donna, figlia lontana perduta per sempre, lacrima inconsolabile del pianeta, Madonna nera. Bambina, l’anfora sul capo per milioni di passi lungo la strada che porta alla fonte, asinella paziente e forte, il peso assurdo del dominio sul dorso. Africa, offesa e tumefatta, gli occhi bassi per la vergogna, la forza di una leonessa: corri più veloce che puoi, lontano dall’asfalto e verso il sole. Fuggiremo con te, domani, alle prime luci dell’alba.   Torto

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Versi e visioni di rivolta metropolitana
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