Chi merita che cosa

Va bene, la meritocrazia non esiste. E ciò potrebbe anche non andarci a genio. Ma chi l’ha detto che solo i più “meritevoli” meritano? E tutti gli altri? I diritti o sono per tutti o per nessuno. “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.” Questa affermazione ci convince ancora. E si sbaglia due volte chi afferma il valore incontestabile della meritocrazia. Perché anzitutto non esiste. In secondo luogo, laddove esistesse sarebbe comunque ingiusta, visto che esclude. Invece di includere, con le necessarie differenze di qualità, competenze e specifiche attitudini, tutte le donne e gli uomini che costituiscono una società, l’unica comunità reale di questa terra: la specie umana. E allargando lo sguardo, verso chi non parla perché non può ed estendendo agli altri esseri viventi di questo pianeta l’umana aspirazione al merito, il genere umano “si merita” forse il dominio incontrastato del mondo? “Merita” di governare con la di rapina e lo sfruttamento sconsiderato le risorse e le altre forme viventi della Terra – quali diritti per loro? – in base a una “superiore” conoscenza della tecnica, della parola e del pensiero? Merita di inquinare, devastare e consumare tutti i mari, i cieli e le terre, lo spazio? Chi merita che cosa? Siamo nomadi infiniti, stanziali a tempo determinato, perciò agiamo come se dovessimo esserci per sempre. Come se fossimo gli unici. Con eroica stupidità. E il resto del creato ci guarda rassegnato e saggio: siamo solo ospiti.  Torto.

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2 risposte a Chi merita che cosa

  1. Alessio ha detto:

    La verità è il più bel racconto.
    Grande Torto, respect bro!!!

  2. paola ha detto:

    Durante i miei anni di precariato e i numerosi concorsi pubblici a cui ho partecipato ho sempre pensato al problema della meritocrazia. Nella mia mente si affrontavano due posizioni. La prima consolatoria: prima o poi arriverà il mio turno, tutti hanno diritto ad un lavoro e recitavo tra me e me l’articolo 4 della costituzione: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Questa seconda parte dell’articolo 4 e la mia formazione cristiana faceva riaffiorare alla mente anche la parabola dei talenti la quale racconta di un uomo che parte per un viaggio ed affida i suoi beni ai suoi servi. Ad un servo affida cinque talenti, ad un secondo due talenti e ad un terzo un talento. I primi due, sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne l’importo; il terzo invece va a nascondere il talento ricevuto. Quando il padrone ritorna apprezza l’operato dei primi due servi; invece condanna il comportamento dell’ultimo. Cioè le persone hanno da Dio doni diversi a seconda delle loro capacità e tutti devono far fruttare al massimo ciò che viene loro donato.
    Dalla mia esperienza lavorativa posso dedurre che è giusto che tutti abbiano un lavoro ma nei posti chiave, nella dirigenza affinché un ufficio, un laboratorio, una classe, una scuola funzioni c’è bisogno di persone capaci a fare quel lavoro.
    Ora però noi viviamo vari problemi come tu ricordavi. Chi decide chi merita e chi non merita? E cosa si merita? La meritocrazia dei nostri tempi vuole in realtà nascondere il fatto che il lavoro per tutti non c’è. Come si può replicare a chi dopo un concorso a te andato male dice: “ Tizio è stato bravissimo, ha preso il massimo dei voti, è un genio!” Tutti sono pronti a dar precedenza ai geni !

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